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 Eterna danza

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Demian
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MessaggioOggetto: Eterna danza   Mar Ago 19, 2008 10:47 pm

Nell'immensa pianura che si estendeva fin dove l'occhio umano poteva arrivare, c'erano solo loro tre, personaggi di una storia che si era ripetuta per molte volte nel corso dei secoli.
Lei, con la corazza splendente e la spada luccicante; il cavallo, nero come il corvo e forte come maciste; infine, l'ultimo protagonista: il drago, rosso e nero, con occhi serpentini, che la guardava dal profondo della caverna scavata nella roccia.
Immobile sul suo cavallo, lei cercò di ripensare al motivo che l'aveva spinta fino a quella grotta, a combattere una battaglia il cui finale era già conosciuto e stabilito. A spingerla erano sati loro, con la loro spietata crudeltà e indifferenza, con la loro velenosa pietà e compassione; per molto tempo lei aveva cercato di respingere i loro subdoli attacchi, ma loro, consci che lei sarebbe stata all'erta, la affrontavano solo quando lei era troppo debole anche solo per fuggire.
Questo gioco perverso però era durato troppo, e lei non sentiva più la forza né di continuare, né di eliminarli per sempere. L'unica soluzione possibile in quella terra per sfuggire una volta per tutte, era cercare la morte gloriosamente, battendosi con il drago che da millenni opprimeva la sua, la loro terra.
Questo l'aveva spinta fin lì, con il suo cavallo come unico compagno nella corsa verso la morte.
Lentamente si ggiustò l'elmo e sfoderò la spada ornata di rubini e zaffiri.
Il drago cominciò a sollevarsi sulle enormi zampe e a dirigersi vberso l'uscita della grotta.
Lei strinse convulsamente l'elsa della spada; non voleva tirarsi indietro ma si rese conto che non aveva dato il suo saluto; l'ultimo, alla persona più importante della sua vita: Whilelm.
Ormai però era lì, e lei non aveva intenzione di ritornare; piuttosto sarebbe morta con quel rimpianto.
Il suo cavallo cominciò a scalpitare nervoso, vedendo avvicinarsi il drago, incombente con la sua mole. Lei strinse i talloni con decisione e spinse il suo cavallo al galoppo verso il dragone.
Il drago l'aspettava.
Con il rumore assordante delle falcate tonanti del suo enorme cavallo, il vento che le fischiava nelle orecchie, riuscì comunque a sentire un altro rumore, un'altra falcata. Si girò lentamente, sperando che fosse mera illusione o inganno della sua mente, e vide lui, con il suo cavallo color dell'oro e la spada luccicante sguainata. Non poteva crederci, non voleva crederci, sarebbe stato troppo per lei, sentiva di non meritarselo.
Il suo sguardo su di lei, non era però di rimprovero, anzi aveva una venatura di tristezza piena di tenerezza immensa. Lei lo guardò stupita, confusa e felice, ma lui fece un semplice cenno d'assenso, per confermare che ciò che lei aveva colto era vero, e non frutto della sua fantasia.
La loro corsa era quasi ormai finita, perché il drago era ormai a pochi metri da loro. Con un improvviso colpo di redini, entrambi fermarono i loro cavalli, esausti ma determinati come i rispettivi cavalieri.
Il dragone li osservò attentamente, con sguardo beffardo e atteggiamento altero. Aprì le fauci enormi e bestiali e sputò fuori il fuoco lavico bollente e distruttivo.
Lei però era pronta e schivò la fiammata grazie ai movimenti agili del suo cavallo e allo scudo pesante e corazzato.
Ma il drago aveva un'arma, contro cui era impossibile combattere lealmente: la lunga coda spinata, forte e robusta, capace di spazzare via ogni ostacolo possibile ed immaginabile.
Lei indietreggiò, sapendo che probabilmente il drago avrebbe usato subito quest'arma micidiale.
Ma il drago non aveva fatto i conti con la forte spada di Whilelm; difatti lui, prevedendo il pericolo, aveva ferito il drago dalla parte opposta, in modo da colpirla.
Il drago ferito lanciò un urlo lancinante e assordante, quasi surreale. Lei approfittò del vantaggio acquisito e cercò di ferire il drago in maniera da indebolirlo ulteriormente.
Sia lei che Whilelm continuarono così per poco tempo, però: il drago, inferocito dalle ferite cominciò a sputar fuoco indiscriminatamente in tutte le direzioni.
Per un po' di tempo lei riuscì a schivare le continue fiammate, ma il suo cavallo cominciava ad essere stanco dei continui scarti fulminei. Lei volse lo sguardo verso Whilelm e, con orrore, vide che cominciava anche lui a rallentare il ritmo e a stancarsi.
Cominciò a ragionare freneticamente: non solo aveva intrapreso una battaglia persa già in partenza, ma stava conducendo alla morte un'altra persona, la più importante. Aveva il diritto di fare, involontariamente, ciò? No, si rispose lei, non ne aveva assolutamente il diritto.
Immediatamente prese la sua decisione, pur sapendo che le sarebbe costato molto e pur sapendo che avrebbe rimediato al danno effettuato.
Immediatamente spinse il suo cavallo verso Whilelm e gli lanciò lo scudo, gridandogli di restare fermo e mettere semplicemente gli scudi come protezione. Sarebbero bastati per il tempo a lei necessario.
Lei si diresse verso la rupe sopra il drago e prese la rincorsa per saltare.
Quando il terreno si staccò sotto gli zoccoli del suo cavallo, lei prese la spada e la impugnò con entrambe le mani, diretta al cuore del drago, fulcro della sua eterna vita.
Nel momento in cui la spada affondò nell'enorme petto del drago, sentì un lancinante dolore alla schiena, e seppe, immediatamente, cos'era accaduto: la cosa, lunga e robusta, era riuscita ad arrivare fino a lei, per essere schiacciata come un essere insignificante.
Fu scagliata in aria con violenza, nonostante la velocità però, riuscì a vedere l'enorme drago cadere a terra ed esalare l'ultimo respiro. Vide anche come Whilelm fosse esausto ma incolume; questo la riempì di una gioia profonda tanto che quasi non sentì lo schianto contro l'acqua del mare che apriva le sua braccia a lei, e la portava in un abbraccio freddo e morbido, bianco e schiumoso.
Udì un altro tonfo accanto a lei e vide lui, che la guardava con lo stesso sguardo profondo di poco prima.
Sempre stupita e confusa, lo guardò; lui, nuotando con grazia la raggiunse e la prese per mano.
Lentamente lei si accorse che stavano finendo in un vortice marino, ma nonostante questo lei sorrise.
Lui le sorrise di rimando.
Entrarono nel vortice e cominciarono una danza eterna, una danza che sarebbe stata loro per sempre.
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